Psicologia e danza: intervista al Dott. Giacomo Scuderi | Accademia Vincenzo Bellini

Psicologia e danza: intervista al Dott. Giacomo Scuderi

Sono innumerevoli i benefici che la danza apporta, sia fisici che mentali. Praticarla rende i muscoli forti, aumenta la resistenza e corregge la postura. Gli allievi sono in grado di diventare dei veri performer, gestiscono le emozioni e le trasmettono. Molti sacrifici, questo è certo, ma non c’è appagamento migliore di sentire il corpo in armonia con la musica. Inoltre, grazie alla danza i più piccoli sviluppano una giusta attitudine, stanno bene e si divertono e lo spirito che si crea durante la preparazione artistica dona momenti di condivisione indimenticabili. Non solo per gli allievi, ma anche e soprattutto per i genitori.
Il legame genitori-figli si riempie dei ricordi della preparazione di un saggio e le famiglie dovrebbero rispettare i sogni e le volontà dei propri figli. Abbiamo intervistato lo psicologo Dott. Giacomo Scuderi, ponendogli alcune domande sullo studio di un danzatore e sul relativo impegno fisico e mentale che richiede. Scopriamo insieme quali sono gli effetti benefici della danza come disciplina di vita e capiamo il ruolo che i genitori dovrebbero avere nei confronti dei loro figli.


Quale deve essere il comportamento di un genitore nel seguire il percorso accademico del figlio dai 4 ai 10 anni?
Spesso sentiamo dire che “fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo”. Quanto sono vere queste parole! In termini di processi mentali, prima ancora del comportamento ci sono i pensieri e le emozioni. Dunque la vera domanda è: quali dovrebbero essere i pensieri, le emozioni ed il comportamento dei genitori verso un figlio che fa il percorso accademico? Se da parte del genitore ci saranno pensieri profondamente svincolati dalle aspettative (ovvero “desidero che mio figlio possa fare le proprie esperienze senza essere influenzato da me genitore”) ed emozioni positive (ovvero “provo sorpresa e felicità per tutto ciò che accade”), i comportamenti verso il figlio saranno di conseguenza certamente efficaci.

È giusto lasciare il bambino libero di scegliere il percorso artistico?
La risposta è collegata a quanto detto prima, poiché la rappresentazione dell’insuccesso nella mente di un bambino è correlata alle aspettative dei genitori. Se un bambino verrà lasciato libero di esplorare, delicatamente incoraggiato nei momenti difficili e gratificato nei momenti positivi, l’insuccesso non esisterà: il fallimento anche più brutto sarà occasione di apprendimento!

Come bisogna gestire una pratica sportiva ad alti livelli?
La pratica sportiva, anche ad alti livelli, fa bene al corpo ed anche alla mente! È tuttavia il contesto competitivo che può diventare un fattore di rischio: infatti gli atleti e gli artisti che lavorano ad alti livelli sono purtroppo sottoposti a molto stress ambientale e, non di rado, proprio per un maladaptive coping (ovvero un modo sbagliato di adattarsi a ciò di bello o brutto che accade) sentiamo storie di grandi talenti che si “bruciano”.

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Quali sono i benefici che la danza apporta alla crescita psicofisica?
Tantissimi! Il concetto di intelligenza legato al Q.I. è obsoleto, gli studi più recenti hanno mostrato come l’essere umano, nella sua complessità, sia dotato di molteplici intelligenze. Una di queste è l’intelligenza “corporeo-cinestetica” che è proprio la capacità di usare il proprio corpo nella sua duplice natura di soggetto e di strumento. La danza crea attivazione dell’emisfero destro, migliora le competenze emotive, fa bene all’apparato muscolo-scheletrico. Rende belli dentro e fuori!

Esistono dei limiti?
La parola che deve accompagnare l’essere umano in tutti i percorsi è “buonsenso”. Non esistono confini generali e soprattutto chiari. Ogni persona ha una sensibilità diversa. Ogni tipo di espressione artistica o attività sportiva innesca dinamiche che possono risultare delicate. Ad esempio pensiamo ai disturbi del comportamento alimentare. Non bisogna mai perdere “l’esame di realtà” e, in tal senso, è importante che chi ci circonda abbia cura di noi e ci aiuti a non perderlo.

Come agisce la sana competizione che si crea fra noi stessi e gli altri?
Come già detto, lo stress è inevitabilmente generato dalla competizione. Possiamo lavorare sulla famiglia per dare alla persona una base sicura, ma l’ambiente sarà comunque pieno di moltissimi fattori di stress. E certamente lo stress può influire negativamente sulla persona oltre che sulla prestazione! Per gestire questo fenomeno potrebbe essere utile far acquisire all’atleta/artista competenze di autoregolazione, anche con l’ausilio di tecniche di biofeedback e mindfulness per ottenere abbassamento o innalzamento dell’arousal psicofisico e potenziare il contatto mente-corpo. Per questo esiste una branca specifica della psicologia, la psicologia dello sport, che può essere molto utile.

Fino a che età il genitore può interpretare il volere dei figli?
Per la Legge (artt. 147 e 315 c.c.) fino ai 12 anni un genitore può essere interprete, poi bisognerebbe ascoltare cosa il figlio ha da dire. Per la psicologia, già tra i 4 ed i 6 anni i bambini mettono in mostra le proprie attitudini in maniera abbastanza chiara. Il consiglio è quello di far fare ai figli sin da piccoli diverse esperienze, osservarli dunque in questa esplorazione, capire (anche consigliati da uno psicologo) cosa li fa stare bene ed il talento emergente per consigliarli ad insistere in quella direzione. Come già detto, “fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo”!

© Riproduzione riservata

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Biografia Dott. Giacomo Scuderi
Psicologo iscritto all’Ordine degli Psicologi Regione Sicilia al n. 8858 sez. A., si diploma al liceo classico presso un Istituto Salesiano. Successivamente inizia gli studi universitari laureandosi in Scienze della Comunicazione a Catania. Così diventa Giornalista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti Sicilia al n. 098204 elenco pubblicisti. Da subito inizia a lavorare nel mondo dell’editoria radiotelevisiva, con incarichi di responsabilità vari che lo portano a Roma. Proprio nella città eterna decide di riprendere a studiare per conseguire una seconda laurea magistrale: quella in Psicologia. Divenuto dottore in psicologia, inizia il lungo percorso per abilitarsi ed iscriversi all’ordine professionale. Poco dopo ha l’incontro che gli cambia la vita: quello con il prof. Tullio Scrimali, che lo ha accolto nella sua famosa scuola di specializzazione ed avviato al mondo della psicoterapia cognitiva complessa.

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